È scomparso Frank Gehry
Frank Gehry, scomparso il 5 dicembre nella sua casa di Santa Monica all’età di 96 anni, è stato una delle figure più rivoluzionarie dell’architettura contemporanea. La notizia della sua morte, avvenuta a causa di una breve malattia respiratoria, ha suscitato un’ondata di tributi da parte del mondo culturale e professionale.
Il suo contributo ha ridefinito il modo di concepire gli spazi, trasformando l’architettura in un’esperienza emotiva e visiva capace di incidere profondamente sull’identità delle città.
Il suo nome resta indissolubilmente legato al Guggenheim Museum di Bilbao, inaugurato nel 1997. Con le sue superfici in titanio dalle forme morbide e dinamiche, l’edificio divenne subito un riferimento internazionale.
La capacità del museo di attrarre turismo, investimenti e attenzione mediatica contribuì alla rinascita di Bilbao, portando alla diffusione globale dell’espressione “effetto Bilbao”. Questo fenomeno rappresenta ancora oggi un caso di studio centrale per comprendere l’impatto economico e culturale delle architetture iconiche.
Gehry nacque a Toronto il 28 febbraio 1929 e si trasferì a Los Angeles nel 1947. Dopo gli studi alla University of Southern California e al Graduate School of Design di Harvard, fondò il proprio studio nel 1962. Gli esordi in California furono caratterizzati da materiali non convenzionali e da un approccio sperimentale che anticipava la sua futura ricerca sulle forme fluide.
Nel corso dei decenni realizzò opere che segnarono profondamente la cultura architettonica: la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, la Fondation Louis Vuitton a Parigi, il Vitra Design Museum in Germania, il Jay Pritzker Pavilion a Chicago. Fu tra i primi a utilizzare in modo estensivo la modellazione digitale avanzata, aprendo la strada a geometrie complesse che avrebbero influenzato progettisti in tutto il mondo.
La sua carriera fu riconosciuta da premi prestigiosi come il Pritzker Prize, la Royal Gold Medal e la Presidential Medal of Freedom. Continuò a progettare anche in età avanzata, impegnato in musei, campus universitari e interventi urbani.
La sua eredità resta viva nelle sue architetture e nell’impatto esercitato sulle generazioni di designer che hanno trovato nelle sue opere un modello di libertà creativa e di innovazione costante.

