Abitare gli anni Settanta a Firenze – Prima parte
La ristrutturazione di un appartamento a Coverciano, Firenze
“Ogni casa custodisce un equilibrio costruito nel tempo. Ristrutturare non significa cancellarlo, ma comprenderlo e reinterpretarlo affinché possa continuare a rispondere ai modi di abitare contemporanei.”
(qui trovate seconda e terza parte dell’articolo)
Parte I – Il contesto e la filosofia del progetto
I quartieri residenziali sviluppatisi a Firenze tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta raccontano una stagione dell’architettura nella quale la casa era pensata secondo una chiara gerarchia degli spazi. Ambienti distinti, percorsi ordinati e una netta separazione tra zona giorno e zona notte rappresentavano un modo di abitare che oggi appare lontano, ma che continua a offrire qualità distributive spesso sottovalutate. Coverciano conserva ancora molte di queste caratteristiche, inserite in un tessuto urbano equilibrato, ricco di verde e servizi, dove il patrimonio edilizio di quel periodo costituisce ancora oggi una risorsa progettuale di grande interesse.
È all’interno di questo contesto che si colloca l’intervento di ristrutturazione di un appartamento di circa 100 metri quadrati, inserito in un edificio residenziale realizzato nei primi anni Settanta. Fin dal primo sopralluogo è apparso evidente come l’impianto distributivo originario conservasse un equilibrio ancora attuale. Più che immaginare una trasformazione radicale, il progetto ha quindi scelto di partire dalle qualità dell’esistente, aggiornandole attraverso interventi puntuali capaci di migliorare il comfort e la funzionalità senza alterarne il carattere.

L’abitazione è organizzata attorno a un ingresso che distribuisce gli ambienti principali: il soggiorno, la cucina separata, il disimpegno della zona notte che dà accesso a camera matrimoniale, studio e due bagni. Completano la casa due terrazze, una rivolta verso il fronte strada e una sul lato tergale, che instaurano un rapporto differente con l’esterno e contribuiscono ad ampliare la percezione degli spazi domestici.
Le richieste della committenza
Le richieste della committenza erano chiare: rendere l’appartamento più contemporaneo, migliorandone la qualità dell’abitare, senza rinunciare all’identità dell’edificio. Le trasformazioni non cercano di sovrapporsi all’architettura esistente, ma di accompagnarne l’evoluzione attraverso interventi calibrati.

L’introduzione di nuove porte scorrevoli a scomparsa rappresenta uno dei passaggi più significativi di questa rilettura. Eliminando l’ingombro delle ante tradizionali, gli ambienti acquistano maggiore continuità e flessibilità, pur mantenendo una chiara organizzazione funzionale.

Anche l’ingresso assume un ruolo diverso rispetto alla configurazione originaria grazie a un armadio disegnato su misura, pensato come parte integrante dell’architettura e non come semplice elemento d’arredo. La sua presenza organizza le funzioni quotidiane e restituisce fin dall’accesso un’immagine ordinata e misurata della casa.

La stessa logica guida il progetto della luce. I controsoffitti, limitati ad una porzione dell’ingresso ed al disimpegno della zona notte, integrano i nuovi impiantisti e ospitano faretti incassati in gesso che accompagnano i percorsi con una luce discreta e uniforme. La loro presenza è volutamente essenziale: non definisce un gesto formale, ma costruisce un’atmosfera e mette in relazione gli spazi.

Il progetto prende così le distanze dall’idea di una ristrutturazione come sostituzione dell’esistente. Al contrario, interpreta l’architettura dei primi anni Settanta come un patrimonio da rileggere con sensibilità contemporanea, dimostrando come il valore di una casa possa risiedere non tanto nella quantità delle trasformazioni, quanto nella capacità di riconoscere ciò che merita di essere conservato.

